Mario 的个人资料Quando la scelta è tra i...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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6月16日 Oddone e la Morte...Oddone incontrò la Morte in un gelido e soleggiato sabato di gennaio. Proprio in uno di quei giorni, così rari durante gli inverni padani, nei quali la nebbia sembra uno spauracchio fantastico, irreale, scacciato da un sole sfolgorante. E quel sole si specchia negli infiniti brillanti di brina che ricoprono come un tappeto campagne e sempreverdi. Uno di quei rari giorni in cui spira il vento gelato che ha ripulito l'aria rendendola cristallina al punto che da Milano sembra di poter allungare la mano e di poter toccare tutto l'arco della Prealpi e delle Alpi coperte di neve. E' il giorno in cui i motociclisti che non hanno messo in letargo la propria compagna a due ruote non riescono a resistere all'irrefrenabile desiderio di far cantare il motore e di correre sulle strade. Andare, partire, lanciarsi e scivolare in quel nitore in compagnia del vento, verso nord, con le montagne e la neve negli occhi, con qualche eccitante lama di gelo a filtrare negli indumenti pesanti, o ad infiltrarsi dal bordo della visiera pur chiusa, o nel buco del guanto pesante; ma con la virile smorfia di un sorriso goduto poderosamente scolpita sul grugno da duro biker: basta un'ora, due, e si ritorna rigenerati e vaccinati contro altre settimane di nebbia, neve o pioggia. In pace con se stessi e con il mondo. Oddone fece " pinpincavalin " per scegliere tra la Yamaha FZR 1000 e l'Harley Electra Glide, entrambe coperte da assicurazione in quel periodo. Vinse la Yamaha, ma lui ci pensò su un po' e decise per una cavalcata custom, lenta e ponderata, per godersi il paesaggio senza doversi troppo concentrare sulla guida e su una esagerata attenzione per eventuali tratti di strada ghiacciati. Inoltre avrebbe molto gradito, vista la temperatura nana, il buon riparo del largo parabrezza dell'Harley... Scaldò bene il motore e partì alle undici del mattino, prendendo la provinciale verso Trezzo d'Adda. Era ben imbottito, come se avesse dovuto andare a sciare, e non sentiva minimamente freddo. Andava e motociclettava di gusto. Si sentì gelare quando La incontrò... Ad un incrocio. Lì, in mezzo al maledetto incrocio con i suoi stupidi ed inutili semafori c'era la maledetta automobile messa di traverso, con la fiancata sfondata. E per terra frammenti di vetro e di plastica ed i pezzi della motocicletta che giaceva distrutta metri più in là. E poi i segni di una impossibile frenata, e quelli di un impatto e di una strisciata sull'asfalto. Oddone si sentì stringere il cuore come in una morsa, quando vide sul ciglio della strada il corpo coperto dal plaid colorato. Una coperta corta, dalla quale spuntavano due stivaletti neri; non vide la gente che si assiepava commentando sottovoce: vide "Lei", che osservava la forma nascosta sotto la coperta standosene immobile e silenziosa e tenendo piegato il capo nascosto dal cappuccio. Non c'era emozione in quello stare lì, in quell'essere presente. Lei era la Morte. Professionale, distaccata, fredda... Lentamente Oddone attraversò l'incrocio, evitando i rottami che giacevano a terra e cercando di non guardare nè il morto, nè gli spettatori che guardavano lui che passava con l'Harley, nè la moto che giaceva a terra, per non essere tentato di volerne riconoscere marca e modello, nonostante la distruzione. Lo spaventava pensare all'elegante e potente moto sportiva che quel miserevole rottame era stato soltanto pochi minuti prima. La sirena echeggiò alle sue spalle mentre si stava allontanando. Sirena di che, al diavolo! Polizia, inutile ambulanza? Ormai era fatta... era tutto finito. Il solito automobilista con la testa nelle nuvole, che svolta senza guardare, o frena di colpo, o apre la portiera o... o... o! Cento modi per fracassare testa ed ossa a noi che stiamo sulle moto! Oddone guidava a bassa velocità, sconvolto da ciò che aveva dovuto vedere. La giornata era diventata intollerabilmente fredda, il piacere della guida invernale si era dissolto, il sole e le montagne coperte di neve sembravano appartenere ad un orizzonte che non era più il suo. Pregò brevemente per quell'uomo, che era stato un motociclista come era lui, fratello in quella passione travolgente che porta a cavalcare quei meravigliosi cavalli d'acciaio, tanto splendidi quanto vulnerabili, tanto esaltanti quanto pericolosi. Poi, all'improvviso, Oddone si rese conto di non essere solo, a cavallo della sua Electra Glide. Non riuscì a continuare nel suo vagabondare. Dovette fermarsi su uno spiazzo sterrato vicino ad un prato dall'erba secca coperta di brina. Scese di sella e tolse il casco. Non capì se la causa del brivido gelido che gli scivolò lungo le membra fosse il venticello teso che spirava da nord, oppure la figura incappucciata di nero che sedeva sul sellone posteriore dell'Harley, appoggiandosi rilassata all'alto schienale. - Mi piace, la tua moto... - disse la Morte, ed aveva la voce dolce e profonda di una bella donna. Una bella donna sulla quale il Tempo non avesse potere alcuno. Una donna placida, matura, sicura del suo fascino e capace di trasmettere tutto ciò attraverso la sua voce. Niente roba rantolante, parole secche come il crepitare d'ossa, o sussurri malefici. Tutt'altro: una cosa ammaliante. - Una grande Harley tutta nera e cromata, con un motore come un grande cuore pulsante. Mi si addice, non trovi? - il cappuccio della Signora in Nero si mosse lentamente, come se lei stesse gustando la vista della moto sulla quale stava seduta. Oddone se ne stava zitto, con il casco tra le mani. - Spero di non averti spaventato... quando ti ho visto passare su questo splendore non ho saputo resistere alla tentazione di venire a fare un giretto con te. Il mio lavoro l'avevo finito, ormai, ed avevo ed ho un po' di tempo prima del prossimo appuntamento. - - Ha fatto bene. - dichiarò Oddone, e si sentì molto stupido, sia perchè si era rivolto alla Morte dandole educatamente del "lei", sia perchè era convinto che le sue parole fossero suonate, come dire? un tantino false. Il cappuccio della Signora vibrò leggermente, proprio come se lei stesse ridendo. - Grazie. - disse poi. - La tua moto è anche molto comoda. L'hai chiamata Augusta, no? Bel nome. Dà la giusta idea. - Oddone non sapeva cosa dire. Quello che gli stava succedendo non era vero, non poteva esserlo. Doveva avere preso un colpo di freddo. Forse una cosa grave, per procurargli una simile allucinazione... - Beh, se è grave, non lo è al punto da richiedere la mia presenza. - disse la Morte. - Ho ancora un po' di tempo libero, ma se ti spavento posso andarmene subito, se vuoi. - - Non sono proprio a mio agio, per la verità. - - Anche se sai che non sono qui per te? - - Beh, insomma, questo mi tranquillizza un po'. - ammise Oddone, e poi corrugò la fronte cullando un pensiero sgradevole. - Ti stai chiedendo quanto tempo dovrà passare prima che il nostro appuntamento diventi una realtà compiuta... - - Lei sa leggere nel pensiero? - - Puoi darmi del tu. Mi hai portato a spasso sulla tua moto, no? - - Sai leggere nel pensiero? - - Che importanza ha? Secondo te un motociclista che ne vede un altro morto in mezzo alla strada riesce a non pensare "Chissà quando toccherà a me?" - - No, certo. - ammise Oddone. - Vedi? Non occorre leggerti nel pensiero per sapere che stai pensando se anche a te toccherà incontrarmi in quel modo, o su un'automobile, piuttosto che in un letto. Certo preferiresti che non capitasse con la moto, forse per non dover distruggere uno dei tuoi sette gioielli a due ruote. - - E' proprio così... Però io detesto la psico-logica. Chi la conosce mi può leggere dentro come in un libro aperto. - - Su, non te la prendere... E' solo che hai paura delle tue paure. Ed io mi sento di fare qualcosa per te, per ricambiare il piacere che mi hai dato portandomi in moto con te. Vorrei aiutarti ad esorcizzarle, le tue paure. Raccontale a me ed a te stesso, e vedrai che starai meglio. Parlami prima di tutte le cose brutte, e poi lascia che la luce del sole le sbiadisca, intanto che parliamo di tutte le sensazioni meravigliose che le motociclette sanno dare. Alla fine me ne potrò andare... Pensa! Potrai anche fare un paragone fra l'emozione che hai provato ad avere ME seduta sulla tua moto, alle tue spalle, e quella che ti dà una donna con grandi seni morbidi appoggiati contro la tua schiena... - Chissà se anche la Morte ha le..." cominciò a pensare Oddone. - Non essere irrispettoso! - lo rimproverò bonariamente la Morte, e lui si convinse che Lei poteva davvero leggere nel pensiero. - Dimmi perchè hai sette moto. - sussurrò la Signora, ed Oddone le spiegò: - Tante me ne sono piaciute, e tante ho avuto la fortuna di potermi permettere di possedere. - - Dispari di numero... perchè così, se ne distruggerai una incontrandomi, ne resteranno sempre tre per uno per ciascuno dei tuoi figli. - - E' così. - confessò Oddone, e la prima delle sue paure, quella più grande e potente, uscì fuori. - La vedo. - disse la Morte. - Vedo la paura per la vita dei tuoi figli... vedo che vorresti poter sfogare la tua passione per le moto più ancora di quanto tu non faccia, e regalare la passione ai tuoi figli come qualcosa di prezioso. Ma vedo che ti odi per questo, perchè temi di dar loro qualcosa che metta in pericolo la loro vita... - - Arrivo a desiderare che invece di amare le moto quanto le amo io , arrivino ad odiarle proprio in contrapposizione al mio modo di vivere questa passione... e ne sfuggano per sempre i pericoli che ne costituiscono il prezzo. - - Puoi sempre sperarlo. Puoi sperare che non sentano il richiamo di questa eccitante forma di libertà... Il richiamo dell'andare e dell'andare e dell'andare senza fermarsi ... E dei colori e dei profumi, e del caldo e del freddo, e del vento che ti stuzzica o ti rinfresca... Che è lo stesso vento che ora ti accarezza ed ora ti strapazza... che ora ti accompagna ed ora ti perseguita, mentre corri le strade. Sì. Questo e molto altro ancora, che tu conosci. C'è sempre quel prezzo da pagare, che tu conosci... E c'è la paura... Dammene un'altra, delle tue paure! - - Basta così poco! Un attimo di distrazione. Mio o di chiunque altro... ed arrivi tu. - - Non è soltanto questo, il prezzo. Non lasciare che le paure restino annidate dentro di te... c'è un prezzo anche più alto. - - Ma tutto è già scritto? E' inutile lottare, risparmiarsi, essere prudenti? Il nostro appuntamento con te è già fissato, è ineluttabile? Oppure è in nostro potere rimandare l'incontro ad un momento più lontano? - chiese Oddone accoratamente, cercando una risposta che fosse una via d'uscita dal castello di dubbi nel quale a volte si accorgeva di essere rinchiuso. Hai troppo ben presente la favola del soldato di Samarcanda! Puoi immaginare quanto io ami una ipotesi tanto suggestiva ed arguta, ma non è così: io arrivo quando è giunto il momento, mai prima! Siete voi uomini che a volte, comportandovi da pazzi, arrivate in anticipo agli appuntamenti, mettendomi fretta e costringendomi a correre. Non è cosa ch'io ami, ma non posso farne a meno. Devo essere sempre dove è richiesta la mia presenza... Tu lo sai, tutti lo sanno: è ineluttabile, tu l'hai detto. - - Ma sta scritto? - (chiese Oddone) La Morte allargò le braccia, e sembrò stringersi nelle spalle. - Sta scritto che io arrivi SEMPRE, non QUANDO io debba arrivare. Però sta scritto ch'io arrivi quando DEVO arrivare. - - Non capisco. - - Se sali su una moto da cento cavalli, la lanci alla massima velocità e chiudi gli occhi per venti secondi, stava scritto che tu lo facessi? Stava scritto che io e te avessimo un appuntamento in quel momento? - - No. - - Ma se tu fai questo, tu mi dai un appuntamento. E se sta scritto che devo essere presente, io devo essere presente. - - Chi scrive se devi essere presente? - - Se fosse scritto che l'uomo debba saperlo, tu lo sapresti già, non credi? - - Detesto la logica, quando mi si rivolta contro come un serpente! Morde. Fa male. Lascia brutte cicatrici. - - Su, non fare così... Nulla è scritto "da sempre", altrimenti non esisterebbe la libertà; per contro, nulla è che non venga scritto, o lentamente nel tempo o d'improvviso. Non ha importanza che ciò avvenga in seguito ad un atto di volontà di uno o di altri, oppure in seguito ad una casualità. Non ha importanza quanto di totalmente assoluto sia nella casualità, o quanto parziale o marginale sia la casualità stessa. Quando accade qualcosa per cui io debba essere presente, io lo sono. Così dev'essere. - Oddone scosse la testa, con la fronte corrugata, come se avesse udito concetti espressi in una lingua sconosciuta. Ma riuscì ugualmente a porgere un'altra domanda: - Ma tu, quanto tempo PRIMA di un appuntamento sai di doverci andare? - - Il tempo necessario per arrivarci. - - Sapevo che mi avresti risposto così... - - Perchè non c'è altra risposta, non credi? Non arrivo mai in ritardo, nemmeno quando lo sono davvero: l'ora dell'appuntamento è quando arrivo. Nè prima, nè dopo. Nessuno può dire di essere morto nè un minuto, nè un'ora, nè un giorno dopo il momento nel quale avrebbe dovuto morire. Nessuno può dire di avermi aspettato. Si muore quando io arrivo, non quando eventualmente avrei dovuto arrivare. - Oddone restò muto. Non sapeva cosa dire, annichilito dalla basilarità di questi assunti. - Su, motociclista, continua: il prezzo può essere più alto. - - Sì. Continuo. Questo il prezzo: mancare in malo modo all'appuntamento con te! Il nostro corpo è così fragile... Basta poco, e ce ne restiamo qui, con il corpo o la mente devastati, a litigare con la vita nostra e con quella di chi ci sta intorno. Distrutti, inabili . A soffrire o far soffrire. A soffrire "e" a far soffrire. Magari ad aspettare con ansia TE, che non ti decidi ad arrivare, finchè non sta scritto che è arrivata l'ora dell'appuntamento. - - Non è destino, questo, che sia prerogativa unica di chi ha la passione per le moto. - sussurrò la Signora in Nero, indicando con una manica l'Harley in nero sulla quale continuava a stare piacevolmente seduta. - C'è chi ha subìto quanto temi senza aver neppure in parte goduto le sensazioni che voi godete sulle moto. Il prezzo è alto, è vero, ma parliamo anche della mercanzia che si acquista. Parlamene tu, come ne parli a te stesso quando respiri il piacere che le tue sette amanti sanno darti... - Oddone esibì un sorriso un po' amaro, chiedendosi se era proprio quello ciò che la Morte voleva da lui. Aveva la voglia e la forza di parlarne, però. Di parlare del piacere della moto. - C'è il senso di libertà. Ci sono le strade dei boschi e dei monti e quelle della riva dei laghi e dei fiumi. Ci sono i mille paesaggi da conoscere e da vivere. E da... scorrere. C'è la voglia di cavalcare il vento, nei momenti in cui non senti più il canto del motore, quando ti sembra di non essere nemmeno seduto su una moto, ma sull'aria. E l'aria... vola! Oppure c'è il piacere di guidare, di condurre quella bellissima cosa viva che sta sotto di te. Il piacere di guidare "davvero"... di dovere agire, muoverti, spostarti sulla sella per piegare il tuo mezzo come la strada e la tua velocità richiedono. Con la continua, eccitante sensazione della sfida all'equilibrio, in quel continuo gioco di forze e vettori ed energia. In quel dominare il movimento, gustando le accelerazioni e le decelerazioni mentre le usi per farle partecipare all'insieme di tutti i fattori complessi... eppur dominabili, della guida. Ed intanto la stringi con i pugni e le ginocchia, la tua moto, e lavori con i piedi sui pedali e puoi cavare dal motore tutta una sinfonia di suoni diversi. - - C'è da dimenticarsi la paura, no? - - No. Sì. Sì, posso dimenticare, per un po'. Ma c'è, c'è sempre! Basta tanto poco per finire in pezzi! - - Anche tu hai cercato l'emozione forte, però. L'hai cercata, la paura! Andavi a più di duecento all'ora, quel giorno, ed era una strada provinciale. Stretta, strettissima a quella velocità... e così corta! E allora? - - Quel rettilineo sembrava finire dieci metri avanti i miei occhi... e stavo così steso sulla moto che mi sembrava di avere il naso a dieci centimetri dall'asfalto della strada. Ho mollato quasi subito. - - E confessi? - - Confesso una emozione violenta, e la paura era il suo condimento. - - E mentre danzi con le stagioni? Hai paura anche allora? - - No, come potrei? Sei così assorbito da ciò che vedi e vivi! Ancor oggi mi racconto la primavera sulle strade di Normandia, quelle strade lunghe e diritte, immerse in campi verdissimi, sotto un cielo tutto grigio e pigro ed umido... con i pensieri che mi si muovevano nella mente in volute lente, torpide... un torpore soltanto a tratti scosso dalle macchie di colore del violento giallo dei campi di colza in fiore. Ricordo i sospiri che mi sfuggivano dentro il casco, incontro al profumo esalato da quel verde umido e corroborante. E mi racconto la primavera sulle strade verso Mantova, con gli occhi pieni del colore dei fiori degli alberi di Giuda e di quelli delle forsizie, che imbrogliano, con una gioia priva di pudore, esplodendo i fiori quando gli altri vegetali si stanno ancor dando da fare ad emettere le foglie. Ed intanto ogni altro albero ed arbusto si sforza di mostrarsi con il verde più tenero e brillante, per competere con ogni altro albero ed arbusto per conquistare la meraviglia del verde più fresco. - - Ma...? - - Ma non puoi non vedere quel lungo, infinito guard rail... paziente ed instancabile nell'attendere di affettarti un braccio, o una gamba, o il collo... come una lama ben affilata. Con cento occasioni perchè tu e la tua moto andiate a fare la quella spiacevole esperienza. - - Non ci pensare. Dimmi dei profumi, invece. - - Ci sono i profumi della primavera avanzata, quando si va in giro con la visiera del casco semiaperta, per lasciarli penetrare ed affondarvi il viso... il profumo delle ginestre delle isole, quello della lavanda di Provenza! Le dolcissime robinie di Lombardia, le glicini, i tigli! Ti ritrovi a guidare nell'estate, e non ti sei neppure accorto di quando ci sei entrato. Trovi l'alito caldo ed umido dei campi strapieni di mais, e l'aroma fragrante del fieno appena tagliato, e l'odore irruente del letame che nutre la terra, ed i vapori bollenti delle erbe che cuociono al sole. - - Ma... ma? - - Ma come fai ad ignorare quei muretti infiniti di cemento , quelle grigie meraviglie componibili che separano le carreggiate, e che ti aspettano? Un sasso schizzato da una ruota d'auto, una vespa che ti s'infila nel casco... oppure un piccolo urto, una ruota che perde aderenza. Tu lo sai, ci sono ampie possibilità di scelta: grattugiarsi fino alle ossa strisciando il muretto o l'asfalto... oppure giocare a carambola restando al di qua... - e qui Oddone gesticolò, mimando un tragico flipper. - O saltare di là per spiaccicarsi meglio. Senza sapere chi sceglie quale sia il tuo gioco... Forse senza nemmeno il tempo di capire quale sia, il dannato gioco! - Oddone chinò il capo e tacque. Il venticello gelido gli passò sulle orecchie, teso come un rasoio e continuò. - Ma, nonostante tutto, il bagnato, o il ghiaccio, o il terriccio viscido che sporca l'asfalto non ti fermano, d'inverno. Eppure l'unico profumo che senti è quello del freddo... E sei qui con la moto, e ti porti a spasso un'ospite... Avrei preferito farti correre su monti e colline, in mezzo ai colori ed ai profumi dell'autunno. - Oddone sbirciò la Signora, che contemplava le montagne imbiancate, e si rese conto di ciò che aveva appena detto. - Ma tu li conosci da sempre, dall'alba dei tempi... - - Dimmeli tu... è tanto tempo che non ci penso più. Forse me ne sono scordata. Racconta, su. - - Non è possibile raccontare tutte le sfumature del verde, del marrone, del giallo e dell'arancio che si affollano nei boschi dell'autunno! Magari lo sapessi fare! Dimentico perfino i primi due o tre degli infiniti rossi degli aceri, non appena è passato un po' di tempo, quando i miei occhi non ne sono più riempiti... Ogni bosco ha un profumo diverso, e questo profumo cambia, se lo respiri al mattino, piuttosto che a metà del giorno o al tramonto. E poi cambia ancora al variare dell'umidità... e dopo una notte umida respiri fragranze che ti allargano i polmoni e la mente... - - Continua... - - ... - - Continua, su, non essere ritroso. Io sono... - - Non dirlo! E' soltanto nel cuore dell'autunno che i colori ed i profumi ora ti imbaldanziscono, quando il sole è caldo e l'aria asciutta, ora ti commuovono, quando tramonta il sole. Ed infine ti riempiono di dolcezza e tristezza e rimpianto, quando rinfresca ed è più umido, e molte sono le foglie già cadute ed i profumi sono quelli che sentivi da bambino nei boschi e nelle campagne e tra i cespugli delle rive dei fiumi. - - E dov'è la paura? - - Mah! - ammise Oddone, dopo averci pensato su un po'. - Forse non è davvero paura, quella di volare via insieme alle foglie e di perdersi nei boschi dell'autunno... Forse non c'è paura di finire tra alberi e cespugli. O forse non è il momento di pensarci, o il caso di continuare a farlo. - - E' così. Alla fine le paure sono consumate, sbiadite, ridotte. E ti resta così tanto in cambio! - - Davvero? - - Tu lo senti. Io mi porto via le tue paure, ed il piacere di tutte le cose belle che mi hai raccontato. Continua a goderne. Continua! - - Con minor paura? - - Sì, o no. Non importa, se continui a goderne. Con prudenza, se vuoi... perchè lo devi? - Oddone restò in silenzio, fissando la Signora in Nero, che se ne stava ancora seduta sull'Harley, rilassata, con il vestito ed il cappuccio che ondeggiavano con grazia, e compostamente, al soffio del vento dell'inverno. - Ti saluto, ora. E' tempo ch'io vada. - - Arrivederci, Morte. - - Arrivederci, motociclista. Sii prudente. Cerca di non arrivare in anticipo al nostro appuntamento! - - InchAllah. - disse Oddone, come suo solito. Ma la Signora in Nero era già svanita. Lui si mise a cavallo dell'Harley ed avviò il motore. Sospirò. Si sentiva più tranquillo. Rasserenato. Beh, anche rassegnato. Stette ad ascoltare il canto del motore. Il poderoso ronfare lo cullò, e le vibrazioni lo riscaldarono. Il sole continuava a splendere, in quel bellissimo, gelido sabato. Oddone considerò che la Morte appariva ora qui, ora là, ma la Vita era dappertutto. Era il caso di vivere. Infilò il casco e riportò la moto sulla strada, dirigendosi a nord. Le montagne coperte di neve scintillavano incoronando l'orizzonte, ed era uno spettacolo bello da piangere. Oddone incontrò la Morte in un gelido e soleggiato sabato di gennaio. 6月13日 Ne vale la pena? vale davvero la pena viver come farfalle in sella ad un dragone di fuoco?Sono appena tornato dal Verano ove sono andato a star vicino ad amici
che hanno perso uno di noi... lascio perdere la dinamica
dell'incidente, ormai nn conta più nulla, ma volevo fermarmi un secondo
a scrivere due parole, una riflessione sul nostro mondo ch'è tanto
bello quanto fragile... e così torno in ufficio, mi loggo ai vari forum
e scopro che un altro ragazzo ieri ci ha lasciato... sulla portuense...
anche qui nn conosco la dinamica e sinceramente me ne frega davvero
poco... quello che invece mi frega è quella sensazione di mancamento
che mi prende lo stomaco quando penso che le persone a me più care in
questo momento hanno la mia medesima, bellissima passione... vivono nel
mio mondo... vedono con i miei occhi... già.. perchè un Motociclista
vede il modo in maniera del tutto diversa da chiunque altro... Lear, un ragazzo che se n'è andato un anno fa una volta scrisse: "Siamo come farfalle... voliamo liberi, bellissimi, pieni di colori... ma siamo così fragili, basta sfiorarci appena le ali...." Già... esser Motociclisti ti regala una vita bellissima che però puiò chiederti pegno in qualsiasi momento... ed è un pegno che non lascia scampo. Spesso mi son trovato a chiedermi "...ma ne vale la pena? Non è forse giunto il momento di crescere e appendere il casco al chiodo?"... ma poi rifletto... ricordo quando sono stato per due lunghissimi anni senza moto... ricordo che non ho vissuto... ricordo che ogni moto che passava era una pugnalata diretta al cuore... ricordo quei profumi, quei paesaggi, quelli sguardi da dietro le visiere quando siamo fuori tutti insieme... e tutti i dubbi svaniscono... "...Ne vale la pena..." Penso a mia madre che dopo 23anni ha cominciato a capirmi davvero mentre disteso su una barella con una gamba messa malissimo dopo un incidente davvero brutto chiedevo della mia moto... cercavo di capire cosa si fosse fatta... se era riparabile... perchè anche se mi stavano portando di corsa in sala operatoria io non vedevo l'ora di risalire in sella e diventare parte del vento... Mamma... che paziena... quanto Amore... quanto ti è costato capire? Oggi so che se un domani toccasse a me pagare quel dazio per una vita così speciale i miei AMICI capirebbero... perchè loro si bagniano dello stesso vento... s'immergono nella stessa sinfonia di quel motore che batte con il nostro cuore... e galleggiano al sole di quelle strade sperdute e così lontane dal mondo come solo noi motociclisti sappiamo fare... ma chi non è Motociclista (come mai Madre) capirebbe? Un giorno avrei detto senza paura di sbagliare NO, NON CAPIREBBERO... e non avete idea di quanto questo potesse farmi male... ma oggi... oggi si... e questa consapevolezza mi permette di affrontare e vivere questo bellissimo modo di essere al mondo con iuna serenità che non ha prezzo... Oggi guardavo la mamma (o la zia, non ho capito) di quel ragazzo... che guardava le moto parcheggiate fuori dall'obitorio... silenziose... ancora calde... ho incrociato il suo sguardo solo per un attimo ma è stato come venire attraversati da un tremo merci in discesa... mi ha.. svuotato... ho temuto, in cuor mio, che la nostra presenza non fosse "capita"... che fosse fonte di dolore ulteriore se mai possa esistere un dolore più grande della perdita di un figlio... "..Ne arriveranno ancora di moto, vero?" Questo è stata l'unica cosa che ha chiesto a yayo... come se volesse, in cuor suo, farsi sentire da Kekko sulle ali del rombo di tutti i nostri motori lanciati a fondoscala... Kappa #24... in quel momento sono tornato indietro di un anno e mezzo più o meno... quando ero di nuovo qui.. con il 24 sul petto, nel cuore, sul cupolino... quando non si circolava nella piazza per la quantità di moto che vi erano... quando partendo dal Verano siamo arrivati a Sant'Oreste (Falminia vicino a Sassacci) senza che Daniele si fermasse nemmeno per un secondo.. senza che la sua ultima uscita fosse disturbata da un nonnulla... Roma si è fermata davanti al rombo di più di 200moto che hanno scortato un BRAVO RAGAZZO, genuino come pochi, ove riposerà finchè un domani non saremo tutti riuniti a far casino tra le nuvole... nessuno ha potuto impedirci di parire la strada come un coltello incandescente passa attraverso un panetto di burro... neppure la tangenziale bloccata all'ora di punta ha nemmeno rallentato il corteo... Così viene salutato un MOTOCICLISTA... e voi che non potete capire.. non fate domande... non chiedete... non vedreste che un centauro che se n'è antado in sella alla sua moto e null'altro.. senza poesia... ma spostatevi perchè un angelo in moto non può fermarsi... ha troppi amici da proteggere ancora... Già.. non capireste... Torno a pensare ai miei cari... a come mi preoccupo quando escono e non mi fanno sapere quando tornano alla base... mi sento molto MAMMA.. e forse in quei momenti capisco IO a mia volta mia madre (come mio padre)... e l'ammiro... gli ammiro come fossero i miei eroi.. perchè non c'è cosa più bella che un genitore possa fare che liberare le ali al proprio pargolo permettendogli di volare alto.. più alto che può.. anche se rischia di precipitare... anche se rischia di non fare più ritorno al nido... ma il cielo l'ha toccato... "...Ne vale la pena?" Si, mille e più volte si... perchè io credo che chi resta, ogni volta che sale in sella al suo sogno di fuoco e metallo incosciamente (ma nemmeno tanto) porta uno dei nostri angeli a fare un giro... ad ali spiegate... Motociclisti... (una volta ancor di più) strana... bellissima gente... 6月9日 Generazione XLo scopo di questa missiva é quello di rendere giustizia a una generazione, quella di noi nati agli inizi degli anni '80 (anno più, anno meno), quelli che vedono la casa acquistata allora dai nostri genitori valere oggi 20 o 30 volte tanto, e che pagheranno la propria fino ai 50 anni. Noi non abbiamo fatto la Guerra, né abbiamo visto lo sbarco sulla luna, non abbiamo vissuto gli anni di piombo, né abbiamo votato il referendum per l'aborto e la nostra memoria storica comincia coi Mondiali di Italia 90. Per non aver vissuto direttamente il 68 ci dicono che non abbiamo ideali, mentre ne sappiamo di politica più di quanto credono e più di quanto sapranno mai i nostri fratelli minori e discendenti. Babbo Natale non sempre ci portava ciò che chiedevamo, però ci sentivamo dire, e lo sentiamo ancora, che abbiamo avuto tutto, nonostante quelli che sono venuti dopo di noi sì che hanno avuto tutto, e nessuno glielo dice. Siamo l'ultima generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a giocare a lupo, a un-due-tre-stella, e allo stesso tempo i primi ad aver giocato coi videogiochi, ad essere andati ai parchi di divertimento o aver visto i cartoni animati a colori. Abbiamo indossato pantaloni a campana, a sigaretta, a zampa di elefante e con la cucitura storta; la nostra prima tuta è stata blu con bande bianche sulle maniche e le nostre prime scarpe da ginnastica di marca le abbiamo avute dopo i 10 anni. Andavamo a scuola quando il 1 novembre era il giorno dei Santi e non Halloween, quando ancora si veniva bocciati, siamo stai gli ultimi a fare la Maturità e i pionieri del 3+2 Siamo stati etichettati come Generazione X e abbiamo dovuto sorbirci Sentieri e i Visitors, Twin Peaks e Beverly Hills (ti piacquero allora, vai a rivederli adesso, vedrai che delusione). Abbiamo pianto per Candy-Candy, ci siamo innamorate dei fratelli di Georgie, abbiamo riso con Spank, ballato con Heather Parisi, cantato con Cristina D'Avena e imparato la mitologia greca con Pollon. Siamo una generazione che ha visto Maradona fare campagne contro la droga. Siamo i primi ad essere entrati nel mondo del lavoro come Co.Co.Co. e quelli per cui non gli costa niente licenziarci. Ci ricordano sempre fatti accaduti prima che nascessimo, come se non avessimo vissuto nessun avvenimento storico. Abbiamo imparato che cos'è il terrorismo, abbiamo visto cadere il muro di Berlino, e Clinton avere relazioni improprie con la segretaria nella Stanza Ovale; siamo state le più giovani vittime di Cernobyl; quelli della nostra generazione l'hanno fatta la guerra (Kosovo, Afghanistan, Iraq, ecc.); abbiamo gridato NO NATO, fuori le basi dall'Italia, senza sapere molto bene cosa significasse, per poi capirlo di colpo un 11 di settembre. Abbiamo imparato a programmare un videoregistratore prima di chiunque altro, abbiamo giocato a Pac-Man, odiamo Bill Gates e credevamo che internet sarebbe stato un mondo libero. Siamo la generazione di Bim Bum Bam, di Clementina-e-il-Piccolo-Mugnaio-Bianco e del Drive-in. Siamo la generazione che andò al cinema a vedere i film di Bud Spencer e Terence Hill. Quelli cresciuti ascoltando gli Europe e Nik Kamen, e gli ultimi a usare dei gettoni del telefono. Ci siamo emozionati con Superman, ET o Alla Ricerca dell'Arca Perduta. Bevevamo il Billy e mangiavamo le Big Bubble, ma neanche le Hubba Bubba erano male; al supermercato le cassiere ci davano le caramelline di zucchero come resto. Siamo la generazione di Crystal Ball ("con Crystal Ball ci puoi giocare"), delle sorprese del Mulino Bianco, dei mattoncini Lego a forma di mattoncino, dei Puffi, i Volutrons, Magnum P.I., Holly e Benji, Mimì Ayuara, l'Incredibile Hulk, Poochie, Yattaman, Iridella, He-Man, Lamù, Creamy, Kiss Me Licia, i Barbapapà, i Mini-Pony, le Micro-Machine, Big Jim e la casa di Barbie di cartone ma con l'ascensore. La generazione che ancora si chiede se Mila e Shiro alla fine vanno insieme. La generazione che non ricorda l'Italia Mondiale 82, e che ci viene un riso smorzato quando ci vogliono dare a bere che l'Italia di quest'anno è la favorita L'ultima generazione a vedere il proprio padre caricare il portapacchi della macchina all'inverosimile per andare in vacanza 15 giorni. L'ultima generazione degli spinelli Guardandoci indietro è difficile credere che siamo ancora vivi: viaggiavamo in macchina senza cinture, senza seggiolini speciali e senza air-bag; facevamo viaggi di 10-12 ore e non soffrivamo di sindrome da classe turista. Non avevamo porte con protezioni, armadi o flaconi di medicinali con chiusure a prova di bambino. Andavamo in bicicletta senza casco né protezioni per le ginocchia o i gomiti. Le altalene erano di ferro con gli spigoli vivi e il gioco delle penitenze era bestiale. Non c'erano i cellulari. Andavamo a scuola carichi di libri e quaderni, tutti infilati in una cartella che raramente aveva gli spallacci imbottiti, e tanto meno le rotelle!! Magiavamo dolci e bevevamo bibite, ma non eravamo obesi. Al limite uno era grasso e fine. Ci attaccavamo alla stessa bottiglia per bere e nessuno si è mai infettato. Ci trasmettevamo solo i pidocchi a scuola, cosa che le nostre madri sistemavamo lavandoci la testa con l'aceto. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, videogiochi, 99 canali televisivi, dolby-surround, cellulari, computer e Internet, però ce la spassavamo tirandoci gavettoni e rotolandoci per terra tirando su di tutto; bevevamo l'acqua direttamente dalle fontane dei parchi, acqua non imbottigliata, che bevono anche i cani! E le ragazze si intortavano inseguendole per toccar loro il sedere e giocando al gioco della bottiglia o a quello della verità, non in una chat dicendo :) :D :P Abbiamo avuto libertà, fallimenti, successi e responsabilità e abbiamo imparato a crescere con tutto ciò. Personalmente sono Classe 78... Vogliamo parlare del fatto che non avevamo il cellulare e che quando uscivamo di casa la mamma mi urlava dietro SEMPRE.. TORNA PER CENA ALLE OTTO E NON UN SECONDO DOPO, POSSIBILMENTE CON LE GINOCCHIA INTERE!!! e non c'erano i BAMBINI di 6anni con il cellulare che sennò la mamma si preoccupa? Dei numeri di telefono che sapevi TUTTI a memoria o al limite erano scritti nelle ultime pagine del diario? Della mitica SMEMORANDA che a fine anno era diventata il triplo con tutte le cazzate che ci infilavi dentro? Della cartella INVICTA pesantissima, degli astucci, del compasso che puntualmente mi si sparpagliava per tutta la cartella... Delle prime volte che avevi l'autorizzzazione di andare dal tuo amichetto in autobus e ti sembrava di partire per un lungo viaggio.. e ti sentivi GRANDE... Della All Star che tutti spacciavano per scarpe da pallacanestro con protezione per la caviglia e invece io ci prendevo delle storte epiche... Dei primi motorini... i primi TUBONI come il BULLIT o il malaguti Fifty che se lo avevi eri veramente un figo... il primo scooter: IL METROPOLIS!!! che non ne ho mai visto uno dritto... Dei pomeriggi in discoteca... che prima ci andavi e facevi la fila come "uno qualunque" poi passavi a fare il PR con la felpa della discoteca.. e ti sentivi un re... Delle prevendite delle discoteche che collezionavo e attaccavo al muro... Delle ragazze di NON E' LA RAI... Dei RAGAZZI DEL MURETTO... Dei RAGAZZI DELLA III C Di mia madre che se mi sentiva dire una parolaccia oltre a SCEMO dovevate vedere gli schiaffi come volavano.... (aggiungo by Attila77) Siamo cresciuti deviati da Drive IN ( moto e patata ) Gundam , Goldrake, Jeeg, Laserion; Devilman, X-Bomber, Megaloman, Ken il guerriero, con questi siamo cresciuti non con pokemon etc serena Grandi e Ornella Muti erano delle grandi patate sognavo di avere la moto del Falco della Strada Non perdevo una puntata di tuono d'acciaio, KITT e A-Team Usavamo le penne REPLAY le gomme da cancellare erano canotti verdi con la riga bianca in mezzo e quelle per le penne dei dischi blu che assomigliavano più al disco di un frullino ( e facevano anche gli stessi buchi sul quaderno quando li usavi ) esistevano ancora le tessere atac ad una linea sola di 7.000£ Non sapevamo la guerra cosa fosse se non eventi passati , fino alla guerra del Golfo, li abbiamo capito che il medio oriente non è solo piramidi e deserto la PS2 e l'X-Box non esistevano , al massimo l'amiga 500 ( il mio primo pc COMMODORE 16 e poi C128 ) Internet ?! e che roba è ???? Esistevano solo le BBS ... Che spettacolo la TELECOM non esisteva ma c'era la SIP ( società Idrica Piemontese .. .ebbene si :) ) C'erano i gettoni fare oltre mezza notte ???? am scehrziamo il sabato e la domenica a dormire :D C'era Sandro Pertini le presentatrici Rai che adesso sembrano mummie erano grosse patate ! Sappiamo cosa sia il pongo e il das hahahahha adesso un lettoer masterizzatore DVD con satellitare incorporato etc... costa 50 € , il Video registratore PHILIPS a 4 testine costava 900.000£ Internet non esisteva , al massimo il baracchino : Canale 12 ( gli anziani ) canale 36 e 39 sulla 27 Alessandrino - centocelle ( e daje di President Lyncon e mantova 5 ) Qaundo giocavo a pallacanestro e volley , tornavo massacrato e mia madre " guarda coem ti sei ridotto, ti rimarranno i segni ... bla bla bla " e via calci in culo Quando ero piccolo e il motorello in città me lo potevo scordare solo paese e basta, con la famosa Frase "Fino a quando abiterai qui segui le regole " e poi mio padre mi sfotteva per la moto verde quando tutti noi avevamo un muretto o un curvine dove vederci con gli altri ( se rimanevi a casa sicuro scattava la revisione dei compiti ) e la famosa frase " Te la sei fatta la cartella per domani ????" quando le ragazze di 15 anni ancora non portavano i tanga , avevano le scarpette basse , i capelli cotonati col mollettone e se ti davano un bacio sulla guancia era una svolta Quando facevamo a cancellinate a scuola ... minkia quei cancellini erano missili SCUD Quando la vecchia 500L sembrava una lamborghini quando facevi sesso per la prima volta a 17 anni e pensavi di essere precoce uhahahahahha etc............................... ...Fermatemi o vado avanti per tutto il giorno (ma cmq aggiornerò spesso questo intervento)... Cmq... noi siamo la GENERAZIONE X, quella ch'è passata dal cresecre giocando in strada con le ginocchia sempre sbucciate e ci bastava niente per svoltare la giornata e abbiamo visto nascere e crescere la generazione attuale... FREDDA E TECNOLOGICA... Mi hanno passato un link con un mare di cose di quei tempi.... le aggiungo volentieri: Le palline clic-clac La radio a transistor con la
custodia di similpelle nera Topolino Carosello I cubi di marmellata dura
incartati nella carta trasparente By Cipo: ...siamo quelli che hanno imparato a guidare senza ESP ( escamotage salva pirla)
La generazione dei 125 Sp non limitati,dei Gp,Sc,zx ... Centraline pinasco, la generazione che svuotava le marmitte di tanturri... quelli che si giocavano soldi e libretti,che si smontavano i
motorini e se li portavano in camera per la felicità del proprio
padre...
Quelli che a 15/16 una ragazza li guardava dicendo ciao,e noi di tutta risposta " Scusa,hai il carburatore??"
A me prima dei dieci anni non fu neanche spiegata cos'era la riproduzione.... La generazione di quelli che facevano le feste solo per organizzare gli impicci con le ragazze.... e gli orologi flik-flak..... By Julie: "Noi che ci divertivamo anche facendo "Strega comanda color" Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a "Regina reginella" e a "Campana" Noi che facevamo "Palla Avvelenata" Noi che giocavamo regolare a "Ruba Bandiera" Noi che non mancava neanche "dire, fare, baciare, lettera, testamento" Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo "Parco Della Vittoria e Viale dei Giardini" Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano quando il piede cresceva Noi che mettevamo le carte da gioco con le mollette sui raggi della bicicletta Noi che chi lasciava la scia più lunga nella frenata con la bici era il più figo Noi che "se ti faccio fare un giro con la bici nuova non devi cambiare le marce" Noi che passavamo ore a cercare i buchi sulle camere d'aria mettendole in una bacinella Noi che ci sentivamo ingegneri quando riparavamo quei buchi col tip-top Noi che il Ciao si accendeva pedalando Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c'era l'amico in casa Noi che facevamo a gara a chi masticava più big babol contemporaneamente Noi che avevamo adottato gatti e cani randagi che non ci hanno mai attaccato nessuna malattia mortale anche se dopo averli accarezzati ci mettevamo le dita in bocca Noi che quando starnutivi, nessuno chiamava l'ambulanza Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di mercurio giravano per tutta casa Noi che dopo la prima partita c'era la rivincita, e poi la bella, e poi la bella della bella Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e lui la prendeva con le mani non era fallo Noi che giocavamo a "Indovina Chi?" anche se conoscevi tutti i personaggi a memoria Noi che giocavamo a Forza 4 Noi che giocavamo a nomi, cose e città (e la città con la D era sempre Domodossola) Noi che con le 500 lire di carta ci venivano 10 pacchetti di figurine Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per finire l'album Panini Noi che ci spaccavamo i diti per giocare a Subbuteo Noi che avevamo il "nascondiglio segreto" con il "passaggio segreto" Noi che giocavamo per ore a rubamazzetto con le carte Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e ci toccava riavvolgere il nastro con la penna Noi che in TV guardavamo solo i cartoni animati Noi che avevamo i cartoni animati belli Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra Goldrake e Mazinga (Goldrake, ovvio..) Noi che guardavamo "La Casa Nella Prateria" anche se metteva tristezza Noi che abbiamo raccontato 1.500 volte la barzelletta del fantasma formaggino Noi che alla messa ridevamo di continuo Noi che si andava a messa se no erano legnate Noi che si bigiava a messa Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia Noi che non avevamo il cellulare per andare a parlare in privato sul terrazzo Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di carta da passare al compagno Noi che non avevamo nemmeno il telefono fisso in casa Noi che si andava in cabina a telefonare Noi che c'era la Polaroid e aspettavi che si vedesse la foto Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la pubblicità della Coca Cola con l'albero Noi che le palline di natale erano di vetro e si rompevano Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma proprio tutti, i nostri compagni di classe Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti per terra Noi che alle feste stavamo sempre col manico di scopa in mano Noi che se guardavamo tutto il film delle 20: 30 eravamo andati a dormire tardissimo Noi che guardavamo film dell'orrore anche se avevi paura Noi che giocavamo a calcio con le pigne Noi che le pigne ce le tiravamo pure Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e eravamo sempre sorridenti Noi che il bagno si poteva fare solo dopo le 4 Noi che a scuola andavamo con cartelle da 2 quintali Noi che quando a scuola c'era l'ora di ginnastica partivamo da casa in tuta. Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da soli Noi che se a scuola la maestra ti dava un ceffone, la mamma te ne dava 2 Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul diario, a casa era il terrore Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su Noi che vendevamo i fumetti usati di Zora, Lando e Messalina sul banchetto di fronte a casa Noi che avevamo Caballero e Le Ore rimediati chissà dove e si guardavano nascosti sotto il banchetto di fronte a casa Noi che internet non esisteva Noi che però sappiamo a memoria: "Zoff Gentile Bergomi Cabrini Oriali Collovati Scirea Conti Tardelli Rossi Antognoni Graziani" Noi che "Disastro di Cernobyl" vuol dire che non potevamo bere il latte alla mattina Noi che compravamo le uova sfuse, e la pizza alta un dito, con la carta del pane che si impregnava d'olio Noi che non sapevamo cos'era la morale, solo che era sempre quella ... fai merenda con Girella Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio Noi che se andavi in strada non era così pericoloso Noi che si andava all'oratorio a giocare a boccette Noi che le prime sciate le abbiamo fatte con le gite dell'oratorio Noi che c'era sempre qualcuno del gruppo che suonava la chitarra Noi che sapevamo che erano le 4 perchè stava per iniziare BIM BUM BAM Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perchè c'era Happy Days Noi che per tutti Fonzie era un mito e i juke box funzionavano a colpi Noi che il primo novembre era "Tutti i santi", mica Halloween" .... e continuerò ad aggiornare di volta in volta... ;) |
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